Tenuta Ronci resterà chiusa dal 24 dicembre al 7 gennaio; pertanto non sarà possibile effettuare ordini. Buone Feste!
Enologo di fama internazionale – Docente Ordinario presso il Dipartimento di Agraria, Università Federico II, Napoli – Presidente O.I.V. – Proprietario della cantina Quintodecimo – Amico personale del Dottor Arturo Improta
DOMANDA: Nella narrazione di Tenuta Ronci si legge che la decisione di impiantare vitigni internazionali / francesi viene dalla passione del Dottor Arturo Improta per i vini di Borgogna e Bordeaux. Da un punto di vista agronomico e enologico, che ragionevolezza tecnica aveva questa decisione a Ronci? Esistevano delle condizioni , un ambiente pedoclimatico, che consentiva questo tentativo di riprodurre quella qualità con quei varietali?
Quando questo progetto agricolo è stato avviato, per la volontà e la passione del Dottor Improta, è stata realizzata una sperimentazione scientifica e sono state testate diverse varietà. Sono state piantate varietà come il Montepulciano, il Sangiovese, il Cesanese, la Malvasia Puntinata, il Grechetto (che poi è rimasto e che negli ultimi anni abbiamo completato l’impianto). Va detto che questa attività sperimentale è stata fatta un pò dappertutto in Italia. Si è trattato di una sana attività di comparazione, per valutare l’attitudine di adattamento, tra le cosiddette varietà internazionali, che sono varietà che si sono diffuse in tutto il mondo, e le nostre varietà storiche. Qui a Ronci, alla luce dei risultati ottenuti, si è visto, ad esempio, che lo Chardonnay ha dato da subito risultati estremamente interessanti, così come il Merlot e il Cabernet Sauvignon. Negli anni sono stati portati avanti tutti questi vitigni e si è visto che la risposta migliore si è avuta proprio dai tre vitigni cosiddetti internazionali e dallo Chardonnay in modo particolare, a Ronci, questo vitigno, si comporta particolarmente bene. Lo Chardonnay è per sua natura dotato di una grande plasticità, non è un caso che sia stato piantato in tutto il mondo, è estremamente versatile, si adatta a diversi contesti pedoclimatici e qui, immediatamente, ha dato dei risultati estremamente interessanti, ha confermato questa sua grande adattabilità anche in questo contesto pedoclimaticoe e sta continuando a dare risultati sorprendenti, producendo vini molto equilibrati e complessi . Stiamo parlando di un progetto che è partito 25 anni fa, poi, negli ultimi anni, c’è stato un po’ di timore per via del riscaldamento climatico perchè stiamo parlando varietà precoci e abbiamo temuto potessero avere problemi rispetto al clima che sta cambiando soprattutto in termini di innalzamento di temperatura.
Per fortuna, qui a Ronci, c’è disponibilità di acqua e gli impianti sono stati tutti realizzati, cosa importante per le varietà precoci, dopo aver progettato e messo in opera impianti impianti di irrigazione di soccorso che aiutano le piante nelle fasi piu’ delicate, quando, ad esempio negli ultimi anni, ci sono stati dei forti calori estivi o ci sono stati periodi prolungati di siccità. La disponibilità di acqua, un’attenta conduzione agronomica di queste varietà, la determinazione della proprietà a non spingere mai sulle quantità ricercando sempre ed unicamente la qualità, chiome piu’ contenute, una produzione più bassa hanno consentito, anche in anni siccitosi di avere risultati straordinari, veramente sorprendenti. Lo chardonnay ci da dei vini fantastici tanto è vero che io personalmente mi sono ulteriormente convinto, proprio osservando questa sperimentazione, che lo chardonnay è una delle varietà migliori per questi luoghi, si comporta davvero bene.
Parallelamente a questo, è nella storia di questa azienda, che se da una parte si è andati verso gli internazionali, si è ricercato, almeno su alcuni vitigni, un legame storico con il territorio e negli ultimi sette o otto anni è stato completato l’impianto di grechetto che sta dando dei risultati molto interessanti con una complessità olfattiva, quindi aromatica, notevole. Certo, se me lo chiedete, questa complessità resta inferiore rispetto allo chardonnay ma lo chardonnay, lo ripeto, l’ho ho sempre ribadito, in tutti i convegni in tutto il mondo, c’è poco da fare, ci sono alcune varietà che hanno una marcia in più. Non a caso lo chardonnay è la varietà più diffusa al mondo. A Tenuta Ronci la coppia Cabernet Sauvignon/ Merlot si è rivelata molto interessante. Il vantaggio del Cabernet Sauvignon e del Merlot in questo territorio è che ogni anno, a meno che non accadano eventi meteorologici estremi e incontrollabili, c’è una costanza nella produzione finale dei vini . Perché proprio questi due vitigni? Perché il Merlot è leggermente più precoce, il Cabernet è leggermente più vigoroso, e garantisce freschezza all’assemblaggio e quindi, nelle annate un po’ più calde , c’è una prevalenza di Cabernet Sauvignon mentre nelle annate un pò più piovose c’è più Merlot. Questo ci consente di produrre quel vino, quello stile di vino che io definisco lo “Stile di Tenuta Ronci”.
Ribadisco che in passato abbiamo sperimentato anche il sangiovese (tuttora ce ne è una piccola quota) come pure il Montepulciano tuttavia questi vitigni italiani sperimentati a Ronci non hanno dimostrato una regolarità nella qualità della produzione di anno in anno. Questo progetto agricolo nasce da un’accurata sperimentazione scientifica.
Ripeto, proprio io che per anni nel mio lavoro all’Università non ho fatto altro che lavorare sui vitigni storici italiani, in Campania ma un pò in tutta Italia, qui ho dovuto constatare che, in questo caso, gli internazionali hanno dato una migliore risposta e quindi, per questa azienda, è stato corretto continuare sù questa strada. Proprio io che sono sempre molto critico, molto critico rispetto alle sperimentazioni devo dire che qui, in modo quasi naturale si sono ottenuti ottimi risultati con vitigni internazionali ed in particolare con lo Chardonnay.
DOMANDA: Il fatto che negli ultimi anni, ormai decenni, nel Lazio si sia parlato della “rinascita dei vini del Lazio” , che sia stato definito un laboratorio enologico regionale a cielo aperto e che questa sperimentazione abbia puntato molto anche sui vitigni internazionale suppongo che vada nella stessa direzione di quanto lei ci ha appena detto: sperimentare una serie di vitigni e arrivare a dire quali vitigni funzionino meglio in una specifica zona.
Esattamente, va aggiunto che questo è in realtà avvenuto, in momenti diversi, in tutta Italia. Il punto è questo, nel testare, nell’analisi delle attitudini produttive o nella valutazione del potenziale enologico di una varietà, qualunque essa sia, la sperimentazione va fatta in comparazione soprattutto con varietà di cui si conosce già tutto. A questo proposito Cabernet, Merlot, quelli che oggi chiamiamo vitigni internazionali, sono in effetti le varietà più studiate al mondo ma perchè, perchè si sono diffuse in tutto il mondo e quindi i ricercatori che in tutto il mondo lavorano si sono moltiplicati, si è studiato in California, in Francia , in Germania, in Spagna, ovunque e quindi c’è più materiale scientifico disponibile sù quelle varietà e quindi quando si testa una nuova varietà c’è un confronto con quelle più conosciute. Esattamente come, ad esempio, chi vuol sviluppare una nuova auto di Formula Uno, giustamente, si confronta con Ferrari, BMW ecc.. Questo, nel vino, è stato fatto in tutta Italia, dalla Sicilia alle Alpi, ecco perchè gli internazionali in Sicilia o in Toscana dove i cosiddetti internazionali sono alla base dei Super Tuscan. In alcuni casi, dove sono andati bene, sono stati fatti e si continuano a fare vini di grande qualità, affiancando ad essi vitigni che chiamiamo autoctoni ma che io amo chiamare “storici italiani” . Anche qui a Ronci abbiamo tentato con i “vitigni storici italiani” ma bisogna mettersi anche nell’ottica di chi gestisce un’azienda, se lo stesso lavoro, lo stesso impegno, la stessa economia vengono resi disponibili per lavorare un ettaro di chardonnay e un ettaro di Malvasia Puntinata e i risultati sono veramente distanti anni luce non vale la pena insistere nella direzione sbagliata. E’ chiaro poi che questi vitigni internazionali risentono anche della situazione pedoclimatica specifica, risentono dell’effetto “terroir”, non è che uno chardonnay prodotto qui è uguale ad uno chardonnay della Borgogna o a un prodotto neozelandese, sud africano o altro. La sperimentazione scientifica, qui, ha dato questi risultati preziosi ed è una grande fortuna per l’azienda
DOMANDA: Come mai, in questa zona, nelle vicinanze, non ci sono altre vigne? Questa è una domanda interessante alla quale, le confesso, non avevo mai pensato. Le posso però dire che questa è un’attività “per chi ha passione” . Non è un caso che il Dottor Improta mi abbia confermato che la sua passione è nata a seguito delle sue visite in alcune zone della Francia. C’è una passione alla base. Sono convinto che se si vogliono produrre vini di grande qualità si deve comprendere, da un punto di vista imprenditoriale, che questa non è un’attività che parte per fare soldi facili. Qui, a Tenuta Ronci, ci vuole e ci è voluta una grande passione, anche per essere i primi a piantare vigne in queste zone. Alla grande passione aggiungo che ci vuole un progetto a lungo termine. Questo è quello che io definisco un progetto generazionale, non si fa questo tipo di azienda perchè si pensa che l’investimento rientri l’anno successivo. Si realizza l’azienda e forse i soldi cominceranno a rientrare dopo dieci, quindici anni . Io ho sempre detto, anche nelle aule universitarie, che per mettere a punto un vino ci vogliono dieci anni, per creare un’azienda vitivinicola ci vogliono venti anni. Quello di Ronci è l’esempio perfetto di un progetto agricolo, questa è agricoltura pura. Chissà, un domani, alla luce dei risultati di Tenuta Ronc, magari arriverà un altro appassionato con la voglia di investire, perchè si deve dare atto alla famiglia Improta che ha sempre sostenuto economicamente questa azienda agricola, perchè va detto e ribadito che le aziende di questo genere vanno aiutate e sostenute per portarle a regime. Beh allora se arriva una persona così si potrà realizzare qualcosa di simile, auguriamoci con la stessa passione. Quello di Tenuta Ronci potrà certamente rappresentare un ottimo esempio
DOMANDA: Che cosa intende esattamente quando parla di “progetto agricolo”? Che per fare un vino di qualità, io enologo, devo crearmi il “potenziale enologico”, ossia il grappolo d’uva, funzionale all’obiettivo che mi sono dato, Una volta che ho un grappolo d’uva perfettamente equilibrato in tutti i suoi componenti non è più necessario intervenire, non si deve modificare quell’equilibrio. Quindi anche il lavoro dell’enologo diventa un lavoro di assistenza del processo di trasformazione dell’uva in vino.Io assisto, durante la vinificazione, allo svolgimento della fermentazione alcolica e accompagno il vino fino alla bottiglia. Diciamo pure che nel processo di trasformazione, secondo questo concetto, l’enologo fa un passo indietro mentre il grosso del lavoro è in vigna. Questo significa progetto agricolo. Molti pensano che il vino sia un progetto legato all’industria del vino, è una parola impropria. Certo questi altri approcci industriali al vino esistono ma in questo caso specifico, a Tenuta Ronci, stiamo parlando di un progetto agricolo puro. Ovviamente solo in questi casi il vino è legato alla vigna che lo ha generato. Io, enologo, intervengo il meno possibile nella trasformazione. E’ come pescare un pesce perfetto, buonissimo, straordinario nell’Adriatico e lo stesso tipo di pesce nel Tirreno. Se quelli sono pesci purissimi e perfetti probabilmente c’è la possibilità di distinguerli. Se invece io uno lo carico di sale, l’altro gli metto le spezie c’è un intervento antropico molto forte e la purezza del frutto si perde.
DOMANDA : In questa intervista ha già fatto cenno ai cambiamenti climatici. Che impatto hanno avuto per questa azienda? Quali i vantaggi e/o gli svantaggi
In effetti negli ultimi anni i ristagni di umidità si sono ridotti e si sono ridotte le gelate, questo è un areale suscettibile a gelate e le varietà presenti, come abbiamo detto, sono precoci e quindi maggiormente vulnerabili in caso di gelate e paradossalmente qui questa maggiore insolazione, maggiore ventilazione ha dato dei vantaggi. Per il resto comunque va tenuto presente che queste varietà, qui, sono spostate in latitudine, non siamo in Borgogna, quindi l’attore principale è l’uomo non tanto nel processo di trasformazione ma l’uomo in vigna, qui il grande impegno torna nel produrre quello che ho chiamato il “potenziale enologico”, vale a dire uva di qualità. E quando penso all’enologia di qualità il lavoro che si richiede per fare questi tipi di vini comincia dall’impianto del vigneto. Io lo dico da anni, nella storia dell’enologia c’è stata una separazione tra la viticoltura e l’enologia, non è così. Se io penso a produrre vini di qualità non posso non intervenire sin dall’inizio e quindi l’enologo deve avere elevatissime competenze agronomiche ed è per questo che io ribadisco che il vino è un progetto agricolo, un atto agricolo. Io sono laureato in Scienze Agrarie non in Chimica. Certo la chimica è importante ma le mie basi sono nella scienza agraria. non di tecnologia alimentare.
DOMANDA : Parliamo degli impianti in vigna. A Tenuta Ronci accanto al Guyot troviamo la tradizionale Pergola. Qual’è il senso di questa scelta?
Questo è un aspetto interessante da esaminare. Mi viene in mente che questo tipo di impianto si è dimostrato ottimo, negli anni recenti, rispetto alla presenza dei cinghiali. Al di là di questa particolarità dobbiamo ricordare, come già detto, che, con queste varietà siamo scesi in latitudine rispetto alle zone originarie, Bordeaux , Borgogna. A Ronci non è possibile utilizzare lo stesso tipo di impianto di quelle zone . I sistemi di allevamento vanno plasmati in base alla condizione pedoclimatica. Qui la pergola alta, dando una maggiore spinta vegetativa, riduce un po ‘ la maturazione e mantiene l’uva più fresca. Tra l’altro la pergola, con il cappello che si forma sopra crea una sorta di ombrello che protegge da un eccesso di irradiazione solare i grappoli. E’ chiaro che dove fa freddo non è possibile usare questo impianto . Qui si vede il genio dell’uomo che ha creato tanti diversi sistemi di allevamento per poter adattare le diverse varietà nei diversi luoghi . Personalmente ho proposto alla proprietà di realizzare altre pergole che, soprattutto per il Cabernet Sauvignon funzionano molto bene, aiutano a mantenere la freschezza.
In generale va detto che, rispetto agli impianti, negli anni scorsi, sono stati commessi molti errori: si faceva in Italia tutto cio’ che facevano i francesi. Un esempio: è’ chiaro che in Italia non ha senso alcuno piantare 10000 piante ad ettaro mentre in Francia se non mettono 10000 piante ad ettaro l’uva non matura.
Altro sistema di impianto adottato qui a Ronci è il Guyot, utilizzato principalmente per lo chardonnay. Siamo all’incirca ad un 50% di pergola e 50% di guyot.
DOMANDA : Che significa per la vigna essere sù terreni vulcanici
Il territorio vulcanico è interessante per la ricchezza di nutrienti, il suolo è naturalmente fertile. Qui non sono necessari piani di concimazione. Qui in venticinque anni di vigna non si è mai usato un diserbante , abbiamo favorito in tutti i modi la vita di questo suolo vulcanico in modo che il nutrimento sia naturale e naturalmente nel suolo. Nel terreno lasciamo foglie, tralci e ciò che la pianta produce. Guardiamo la vigna ora, siamo a febbraio, la vigna è spoglia, se si torna qui tra due o tre mesi è pieno di vegetazione. Tutto quel verde che attraverso la clorofilla produce zucchero e lo dona ai grappoli, dopo la raccolta, in autunno cadrà a terra generando un ciclo che si ripete con un approccio di agro-ecologia, un ciclo naturale che viene attentamente seguito, assecondato dagli uomini che lavorano in vigna.
DOMANDA: Da un punto di vista sanitario insistere su un terreno vulcanico è garanzia di maggiore sanità della pianta?
Lo è nella misura in cui un suolo, così naturalmente nutriente, conferisce più resistenza alla pianta . Lo possiamo comparare ad un individuo che mangia bene, che si alimenta in maniera sana ed è meno cagionevole di salute
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